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| Foto: he.wikipedia.org |
In Israele, a sud di Tel Aviv (presso Rishon Litson), vi è un
edificio-fortezza le cui mura sono dotate delle migliori attrezzature di
sorveglianza e controllo sviluppate dalle industrie militari ebraiche. Si
tratta dell’
Israeli Institute for
Biological Research (IIBR), installazione top secret in cui Israele
sviluppa le proprie armi biologiche e chimiche. La struttura è così
strettamente controllata che per avere qualche informazione bisogna rivolgersi solo
a determinate agenzie occidentali che hanno contatti speciali all’interno
dell’istituto. All’IIBR lavorano circa 300 scienziati e tecnici, impiegati in
dipartimenti, ciascuno specializzato in un’area specifica della ricerca chimica
o biologica. La produzione è generalmente indirizzata verso armi anche con caratteristiche
impercettibilmente letali perché a lento rilascio di veleni che assicurano
l’assoluta segretezza dello strumento di morte e del suo agente. E’presente anche
una sezione dedicata alla produzione di vaccini contro le armi biologiche e
un’altra per minimizzare gli effetti delle armi chimiche. Tutto ciò è
abbastanza impressionante e curioso allo stesso tempo: realizzare antidoti per
armi che si sta producendo o che si teme vengano usate da altri. L’IIBR lavora rigorosamente
ed in coordinazione con l’esercito israeliano che consegna all’istituto la
lista delle loro priorità in base alle previsioni delle minacce strategiche ed
il corpo medico militare una volta ricevuti gli antidoti, li distribuisce alle
proprie divisioni. La struttura opera anche con il Mossad e lo Shin Bet (agenzie
maggiormente coinvolte in assassini e operazioni contro obiettivi arabi e
musulmani) che cooptano i servizi segreti nemici e presumibilmente ne
monitorano i programmi di armamento. L’IIBR nello sviluppo dei suoi esperimenti
ha utilizzato come cavie non solo animali vivi, ma persino molti soldati
israeliani (per il vaccino contro l’antrace) che a seguito di danni fisici permanenti,
hanno avviato delle cause contro il Ministero della Difesa Israeliano chiedendo
di essere riconosciuti invalidi e ricevere un risarcimento adeguato. Apprese
queste notizie che sollevano sconcerto, visto che in tutto il mondo si dà la
caccia alle nazioni che hanno avviato vari ed ambigui programmi militari, ci si
chiede perché non si aggiunga a questa lista anche il nome di Israele a cui
tutto invece sembra permesso. La regola delle ispezioni nei siti o meglio
ancora la dissuasione a produrre certi armamenti deve valere per tutti.
Da SARDEGNA QUOTIDIANO di giovedì 10 novembre 2011, pag. 4
Autore: Andrea Faedda