domenica 20 novembre 2011

Il professore e il bocconcino chiamato Italia

Mario Monti - Foto: www.trend-online.com
Il 12 novembre 2011 si è dimesso da Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi e adesso sicuramente l’Italia ha risolto tutti i suoi problemi! La frase è ovviamente ironica e sarcastica ma è questo ciò che si cerca di far recepire negli ultimi giorni. Queste parole non vogliono difendere chi non ha fatto nulla per il popolo, se non evitare la magistratura e far leggi per se stesso, ci mancherebbe! Il loro scopo è quello di dare una possibile interpretazione in merito a ciò che sta avvenendo in Italia e all’estero. Di giorno in giorno aumentano le schiere di persone che parlano dell’esistenza di una regia molto potente che lavora nell’ombra da decenni e che usa politici e non solo per rinforzare un sistema che avrebbe creato. Questa forza oscura sarebbe riuscita a privare i popoli europei (con il Trattato di Maastricht prima e con quello di Lisbona poi) della loro sovranità politica e monetaria. I governi (che siano di destra, centro o sinistra) sarebbero diventati totali finzioni perché a gestire ogni cosa parrebbe siano i banchieri. Si afferma che quasi tutti gli uomini-chiave di ogni campo siano riconducibili inequivocabilmente a banche d’affari internazionali come per esempio la Goldman Sachs. Dopo la Grecia affidata a Papademus ora c’è il caso italiano. Come dichiara la d.ssa Ida Magli in un suo recente articolo: “creare all’improvviso un senatore a vita per far credere che si tratti di un politico e fingere così che l’Italia non si sia consegnata nelle mani dei banchieri, è un sotterfugio intollerabile”. Il prof. Mario Monti infatti dal 2005 è un membro proprio della Goldman Sachs e dal 2010 è sua anche la Presidenza europea della Commissione Trilaterale, un gruppo ristretto di persone che dal 1973 auspicherebbe a orientare la politica internazionale dei paesi della triade (Stati Uniti, Europa, Giappone) da cui prende il nome. Dopo il suo discorso “delle scelte impopolari da adottare e dei grandi sacrifici che dovranno affrontare gli italiani”, aumentano i sospetti e le preoccupazioni che Monti, legato ai suddetti poteri forti, realizzi davvero la svendita di quel che rimane del nostro paese: i beni pubblici italiani infatti, non sono forse un piatto succulento? Verosimilmente un altro bersaglio grosso a cui ambirebbe la speculazione mondiale nei confronti dell’Italia (terza maggior riserva di oro al mondo, dopo Stati Uniti e Germania) sono le sue riserve auree che ammontano a quasi 2500 tonnellate di oro fisico. Un altro bocconcino molto invitante... 

Da SARDEGNA QUOTIDIANO di domenica 20 novembre 2011, pag. 4
Autore: Andrea Faedda


giovedì 10 novembre 2011

Stato d'Israele, dove tutto pare permesso

Foto: he.wikipedia.org
In Israele, a sud di Tel Aviv (presso Rishon Litson), vi è un edificio-fortezza le cui mura sono dotate delle migliori attrezzature di sorveglianza e controllo sviluppate dalle industrie militari ebraiche. Si tratta dell’Israeli Institute for Biological Research (IIBR), installazione top secret in cui Israele sviluppa le proprie armi biologiche e chimiche. La struttura è così strettamente controllata che per avere qualche informazione bisogna rivolgersi solo a determinate agenzie occidentali che hanno contatti speciali all’interno dell’istituto. All’IIBR lavorano circa 300 scienziati e tecnici, impiegati in dipartimenti, ciascuno specializzato in un’area specifica della ricerca chimica o biologica. La produzione è generalmente indirizzata verso armi anche con caratteristiche impercettibilmente letali perché a lento rilascio di veleni che assicurano l’assoluta segretezza dello strumento di morte e del suo agente. E’presente anche una sezione dedicata alla produzione di vaccini contro le armi biologiche e un’altra per minimizzare gli effetti delle armi chimiche. Tutto ciò è abbastanza impressionante e curioso allo stesso tempo: realizzare antidoti per armi che si sta producendo o che si teme vengano usate da altri. L’IIBR lavora rigorosamente ed in coordinazione con l’esercito israeliano che consegna all’istituto la lista delle loro priorità in base alle previsioni delle minacce strategiche ed il corpo medico militare una volta ricevuti gli antidoti, li distribuisce alle proprie divisioni. La struttura opera anche con il Mossad e lo Shin Bet (agenzie maggiormente coinvolte in assassini e operazioni contro obiettivi arabi e musulmani) che cooptano i servizi segreti nemici e presumibilmente ne monitorano i programmi di armamento. L’IIBR nello sviluppo dei suoi esperimenti ha utilizzato come cavie non solo animali vivi, ma persino molti soldati israeliani (per il vaccino contro l’antrace) che a seguito di danni fisici permanenti, hanno avviato delle cause contro il Ministero della Difesa Israeliano chiedendo di essere riconosciuti invalidi e ricevere un risarcimento adeguato. Apprese queste notizie che sollevano sconcerto, visto che in tutto il mondo si dà la caccia alle nazioni che hanno avviato vari ed ambigui programmi militari, ci si chiede perché non si aggiunga a questa lista anche il nome di Israele a cui tutto invece sembra permesso. La regola delle ispezioni nei siti o meglio ancora la dissuasione a produrre certi armamenti deve valere per tutti.

Da SARDEGNA QUOTIDIANO di giovedì 10 novembre 2011, pag. 4
Autore: Andrea Faedda

domenica 30 ottobre 2011

La Somalia e quei "Pirati Guardacoste"

Foto: www.ilsole24ore.com
Dal 1991, dopo la caduta del Generale Siad Barre, in Somalia non c’è stabilità politica e ancora oggi perdura la guerra civile. Data l’anarchia del Paese, iniziarono ad avvistarsi al suo orizzonte delle navi misteriose che si sbarazzavano di giganteschi bidoni nell’oceano. La popolazione ha iniziato ad ammalarsi, a morire e ci furono danni pure per gli animali e la vegetazione. Con lo tsunami del 2004 vennero scoperti centinaia di quei barili, perché come ha confermato Nick Nuttall (portavoce del Programma per l’Ambiente delle Nazioni Unite), essi si riversarono sulle spiagge ed il loro contenuto costò la vita ancora a centinaia di persone e devastò maggiormente l’ambiente. Ahmedou Ould-Abdallah (inviato Onu in Somalia) ha dichiarato a varie agenzie che gli occidentali e gli asiatici hanno approfittato della crisi del Corno d’Africa per scaricare rifiuti tossici e nucleari sui suoi fondali marini. Ci sono infatti scorie d’uranio, piombo, cadmio e mercurio provenienti da imprese che per disfarsene si servono della mafia e corrompono i ministri del fragilissimo governo federale di transizione somalo. Questo va a scontrarsi con l’apatia di tutti i governi firmatari (UE e altri 168 Paesi) dell’accordo di Basilea (in vigore dal ‘92) sul controllo dei movimenti transfrontalieri di rifiuti pericolosi e del loro smaltimento. Ould-Abdallah spiega inoltre che se un’area della costa somala (lunga 3mila km) viene riempita di materiale radioattivo, un’altra (ovviamente più distante) viene depredata del suo pesce (risorsa principale del Paese). Grandi pescherecci rubano ogni anno quantità ingenti di frutti di mare entrando illegalmente nei mari non protetti della Somalia, mettendo a rischio la presenza di pesce in quella zona. Ecco il quadro nel quale sono sorti i presunti “pirati” somali o come si definiscono loro nel sito web Wardher News: Guardacoste Volontari. Il sito riporta che la maggioranza della popolazione si schiera con la pirateria come forma di difesa nazionale e i riscatti richiesti per le persone e le navi sequestrate, servono come risarcimento per i danni causati dai rifiuti e per la razzia del loro pesce che dura ormai da 20 anni. Il loro agire è chiaramente intollerabile, ma è tollerabile invece quel che questa gente subisce? La comunità internazionale anziché approvare solo le risoluzioni Onu del 2008 contro la pirateria, non dovrebbe anche prendersi le proprie responsabilità sulle attività illegali che l’hanno causata? 

Da SARDEGNA QUOTIDIANO di domenica 30 Ottobre 2011, pag. 4
Autore: Andrea Faedda  

giovedì 13 ottobre 2011

Grecia, prove di moneta alternativa

Foto: www.iconicon.it
In Grecia, e precisamente a Volos (cittadina con poco più di 140 mila abitanti per 386 kmq), la popolazione per fronteggiare la crisi economica e scambiarsi beni e servizi, sta sperimentando un nuovo espediente: l’utilizzo di una nuova moneta detta Unità Locale Alternativa (o TEM in greco). La rete d’impiego della nuova valuta è cresciuta tantissimo nell’ultimo anno ed è passata da 50 a 400 membri e il co-fondatore del TEM, Theodoros Mavridis, un elettricista disoccupato, si dimostra molto entusiasta della crescita di questa iniziativa affermando che essa un domani potrebbe davvero essere una soluzione valida in modo definitivo per fermare la recessione. Quello di Volos però non è l’unico network che ha adoperato questo metodo: George Stathakis (professore di economica politica dell’Università di Creta) ha dichiarato che da quando c’è stata la crisi, in Grecia è esplosa un pò dappertutto la nascita di questi nuclei che provvedono al fabbisogno del popolo, ideando novità per dare una svolta radicale al difficile scenario economico. Persino il governo greco ne ha preso atto: recentemente infatti, il Parlamento ha approvato una legge che favorisce la realizzazione di “forme alternative di imprenditorialità e sviluppo locale” comprese le reti basate sullo scambio di beni e servizi con status di no-profit. A Volos, si ritiene che l’ispirazione alla formazione del gruppo sia nata principalmente da un bisogno di solidarietà fra tutti i cittadini piuttosto che da un’esigenza politica per l’uscita della Grecia dall’eurozona. Per diventare membri di questo network bisogna iscriversi online ed ogni iscritto avrà il suo conto che partirà da zero ma potrà accumulare crediti offrendo beni e servizi. Una unità della nuova valuta è uguale ad un euro e può essere impiegata per le transazioni commerciali. I soci ricevono anche dei libretti che sono simili a buoni regalo e possono essere considerati proprio come assegni; inoltre si può accettare il TEM anche come buono sconto sul prezzo in euro. Il gruppo ha anche un mercato mensile all’aperto ed i beni provengono da produttori locali coinvolti nel progetto. Il sindaco di Volos, Panos Skotiniotis, ha detto che la città segue lo sviluppo del piano con interesse perché è di sostegno a tutti. Pian piano dunque, sembra così spuntare una nuova alba in Grecia, dove il rigore politico imposto, ha portato la gente ad unirsi non solo per protestare ma anche per aiutarsi l’un con l’altro. È  l’inizio del prossimo futuro?

Da SARDEGNA QUOTIDIANO di giovedì 13 ottobre 2011, pag. 4
Autore: Andrea Faedda

lunedì 10 ottobre 2011

La Libia, il Raìs e le scomode verità taciute

Muammar Gheddafi - Foto: www.ilfattaccio.org
Molto probabilmente l’attuale guerra contro la Libia, come è stato dichiarato da Lucio Caracciolo sulla rivista Limes, sarà ricordata come un “collasso dell’informazione” perché piena di menzogne e omissioni e sembra proprio che siano ben altre le giustificazioni all’intervento, nonostante la Nato parli di azioni a “tutela del popolo libico”. A febbraio scorso la tv saudita Al Arabiya affermava che l’esercito del raìs per annientare i ribelli contrari al regime, avesse bombardato indistintamente la popolazione causando 10 mila morti e menzionò persino la presenza di una fossa comune. Il messaggio fu lanciato da un certo Sayed Al Shanuka “presunto” rappresentante libico della Corte Penale Internazionale. La notizia è la chiave essenziale per il via alle operazioni. Stranamente però non viene data importanza alla smentita da parte dello stesso Tribunale Internazionale che dichiara proprio Al Shanuka né loro membro o consulente. Dunque se la fonte era sbagliata, prima d’iniziare le ostilità nei confronti della Libia, sarebbe stato legittimo provare l’attendibilità del comunicato. Del resto è ciò che chiedeva lo stesso governo libico: l’invio nel loro Paese di una missione (mai attuata) di verifica Onu. Per quanto riguarda i bombardamenti sulla popolazione, secondo le testimonianze di migranti e di alcuni inviati, sulle città non c’era segno di distruzione e a conferma di questo non fu rilevato nulla neppure dai satelliti russi che monitoravano gli avvenimenti. E la fossa comune? Non era altro che il vecchio cimitero di Sidi Hamed vicino al mare. Dopo queste e altre contraddizioni le manovre sono proseguite comunque e a nulla sono valse le diverse proposte negoziali dell’Unione Africana e di altri governi. Come mai? In Libia (non indebitata con la Banca Mondiale e col Fmi, ma anzi primo azionista di Unicredit) ci sono varie risorse d’ingente quantità di greggio, di gas e d’acqua dolce. Inoltre Gheddafi divenne più scomodo dopo che promosse l’adozione del dinaro d’oro (valuta di proprietà del portatore anziché di banche private) per le transazioni nel mondo arabo. Rovesciare il raìs significava impadronirsi dell’economia libica. Il raggiungimento rapido di ciò poteva attuarsi solo con un intervento militare che chiamare umanitario è ridicolo: le stragi di civili e gli atti di distruzione degli impianti di beni di prima necessità, di certo non tutelano ma annientano i cittadini libici. 

Da SARDEGNA QUOTIDIANO di lunedì 10 ottobre 2011, pag. 4
Autore: Andrea Faedda

martedì 27 settembre 2011

Il caso Islanda e la tirannia speculatrice

Bandiera islandese - Foto: www.valori.it
Mentre assistiamo impotenti al disastro economico greco e restiamo perplessi alla manovra finanziaria del nostro governo, c’è una nazione in Europa che per risolvere la peggiore crisi di bilancio mai affrontata prima, ha voluto riappropriarsi dei propri diritti abiurando il vecchio sistema monetario che l’aveva messa in ginocchio. Questa nazione è l’Islanda. Il paese nordico, adottando 15 anni fa il modello economico neoliberista, ottenne rapidamente un’intensa crescita, la quale però si sarebbe trasformata in poco tempo in un’autentica catastrofe. Nel 2003 tutte le banche islandesi erano state privatizzate e attirarono grossi capitali stranieri applicando bassi costi di gestione e alti tassi d’interesse. Ciò fece aumentare gli investimenti ma anche il debito verso i risparmiatori esteri. Il culmine venne raggiunto nel 2008 al punto che l’Islanda venne dichiarata in bancarotta. Il governo socialdemocratico chiese aiuto al FMI ma il prestito accordato non fece diminuire il malcontento della popolazione, la quale all’inizio del 2009 portò le autorità alle dimissioni. Ad aprile, il nuovo governo di sinistra per uscire dalla crisi, accettò la proposta dell’UE e del FMI di “spalmare” il debito su tutta la cittadinanza, ma in seguito ad altre numerose proteste questa legge non venne ratificata. Dalla parte del popolo si affermò che non era giusto far pagare ad esso gli errori dei banchieri, finanzieri e politici corrotti. Nonostante le minacce dall’estero di ritorsioni economiche, a marzo 2010, venne indetto un referendum che permise alla gente di esprimersi e fu vinto da chi sosteneva che il debito non doveva essere pagato dai cittadini. Inoltre il governo, indagando su chi avesse portato il paese al crollo finanziario, non solo emise mandati d’arresto per banchieri e politici responsabili, ma creò una nuova costituzione che levava il paese dalle mani degli speculatori. L’Islanda si sta riprendendo dalla crisi senza nessun nuovo indebitamento con la BCE e col FMI, senza nessuna svendita delle aziende private e del patrimonio demaniale, ma bensì con la riappropriazione dei cittadini del loro diritto alla sovranità monetaria. Oggi per la risoluzione di un caso simile ci propongono esattamente il contrario (vedi la Grecia o l’Italia). Invece, proprio seguendo l’esempio islandese, è necessario che un popolo per prosperare e per essere davvero libero deve affrancarsi dal giogo del signoraggio bancario che fa soltanto la fortuna di pochi parassiti.

Da SARDEGNA QUOTIDIANO di martedì 27 settembre 2011, pag. 5
Autore: Andrea Faedda

martedì 20 settembre 2011

Le strane scie che segnano i nostri cieli

In questi giorni ancora bianche scie solcano il cielo di Cagliari e di sicuro non sono scie di condensazione perché queste ultime sono ben altra cosa. Essendo fenomeni naturali infatti, rispondono a particolari leggi fisiche: vapore acqueo e gas combusti che fuoriescono dai motori degli aerei (oltre gli 8mila metri con umidità relativa al 70%) venendo a contatto con l’aria fredda dell’atmosfera (sotto i  - 40°), creano piccoli cristalli di ghiaccio che evaporano quasi subito. Le scie che vediamo ultimamente invece e che si sono manifestate da oltre 10 anni (non solo a Cagliari ma dappertutto), sono assolutamente diverse: sono lunghe, si espandono e sono molto persistenti rimanendo in aria anche per ore. A volte si contano decine di scie e ci son giorni che esse formano veri e propri reticolati col passaggio degli aerei, anche in spazi vietati e fuori dalle rotte di linea e commerciali. Che tipo di scie sono, dunque? Possono avere effetti sulla nostra salute e sull’ambiente? Qual è la loro composizione? E quali aerei le emettono? Se fossero aerei militari è plausibile che facciano esercitazioni sopra i centri abitati? Dal 1999 ad oggi, diverse interrogazioni di alcuni politici ai loro governi ed anche al Parlamento Europeo non hanno avuto risposte esaurienti. Senza dubbio i vantaggi all’impiego delle scie possono essere diversi e collegabili a vari campi: si parla di migliaia di voli al giorno ovunque, per cui, dal forte costo di essi deve pur derivare un lauto guadagno. Chi ci sia dietro tutto questo finora non si sa. Il mistero genera sospetti e preoccupazioni. Scienziati e ricercatori affermano che nelle zone di tutto il mondo sottostanti lo spazio aereo in cui le scie si sono manifestate, i campioni del terreno e dell’acqua analizzati, contenevano alti indici fuori dalla norma di allumino, bario e altri metalli, la cui persistenza è un danno alla salute umana e all’ecosistema. Ad ogni modo, l’esatta composizione delle scie non è ancora definitiva ma dai dati raccolti si è scartata assolutamente la tesi delle scie di condensazione, accreditando invece quella delle scie chimiche. Rimane ancor più oscuro il loro esatto scopo. Si pensa che servano per agevolare le colture Ogm, che rientrino nei piani Haarp e Blu Beam e che possano far parte di un esperimento per manipolare il clima (per quanto riguarda l’Italia, nel 2002 il nostro governo,  si è impegnato con gli Usa in un progetto di cooperazione su scienza e tecnologia dei cambiamenti climatici). 

Da SARDEGNA QUOTIDIANO di lunedì 20 settembre 2011, pag. 4
Autore: Andrea Faedda