giovedì 10 novembre 2011

Stato d'Israele, dove tutto pare permesso

Foto: he.wikipedia.org
In Israele, a sud di Tel Aviv (presso Rishon Litson), vi è un edificio-fortezza le cui mura sono dotate delle migliori attrezzature di sorveglianza e controllo sviluppate dalle industrie militari ebraiche. Si tratta dell’Israeli Institute for Biological Research (IIBR), installazione top secret in cui Israele sviluppa le proprie armi biologiche e chimiche. La struttura è così strettamente controllata che per avere qualche informazione bisogna rivolgersi solo a determinate agenzie occidentali che hanno contatti speciali all’interno dell’istituto. All’IIBR lavorano circa 300 scienziati e tecnici, impiegati in dipartimenti, ciascuno specializzato in un’area specifica della ricerca chimica o biologica. La produzione è generalmente indirizzata verso armi anche con caratteristiche impercettibilmente letali perché a lento rilascio di veleni che assicurano l’assoluta segretezza dello strumento di morte e del suo agente. E’presente anche una sezione dedicata alla produzione di vaccini contro le armi biologiche e un’altra per minimizzare gli effetti delle armi chimiche. Tutto ciò è abbastanza impressionante e curioso allo stesso tempo: realizzare antidoti per armi che si sta producendo o che si teme vengano usate da altri. L’IIBR lavora rigorosamente ed in coordinazione con l’esercito israeliano che consegna all’istituto la lista delle loro priorità in base alle previsioni delle minacce strategiche ed il corpo medico militare una volta ricevuti gli antidoti, li distribuisce alle proprie divisioni. La struttura opera anche con il Mossad e lo Shin Bet (agenzie maggiormente coinvolte in assassini e operazioni contro obiettivi arabi e musulmani) che cooptano i servizi segreti nemici e presumibilmente ne monitorano i programmi di armamento. L’IIBR nello sviluppo dei suoi esperimenti ha utilizzato come cavie non solo animali vivi, ma persino molti soldati israeliani (per il vaccino contro l’antrace) che a seguito di danni fisici permanenti, hanno avviato delle cause contro il Ministero della Difesa Israeliano chiedendo di essere riconosciuti invalidi e ricevere un risarcimento adeguato. Apprese queste notizie che sollevano sconcerto, visto che in tutto il mondo si dà la caccia alle nazioni che hanno avviato vari ed ambigui programmi militari, ci si chiede perché non si aggiunga a questa lista anche il nome di Israele a cui tutto invece sembra permesso. La regola delle ispezioni nei siti o meglio ancora la dissuasione a produrre certi armamenti deve valere per tutti.

Da SARDEGNA QUOTIDIANO di giovedì 10 novembre 2011, pag. 4
Autore: Andrea Faedda

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