lunedì 10 ottobre 2011

La Libia, il Raìs e le scomode verità taciute

Muammar Gheddafi - Foto: www.ilfattaccio.org
Molto probabilmente l’attuale guerra contro la Libia, come è stato dichiarato da Lucio Caracciolo sulla rivista Limes, sarà ricordata come un “collasso dell’informazione” perché piena di menzogne e omissioni e sembra proprio che siano ben altre le giustificazioni all’intervento, nonostante la Nato parli di azioni a “tutela del popolo libico”. A febbraio scorso la tv saudita Al Arabiya affermava che l’esercito del raìs per annientare i ribelli contrari al regime, avesse bombardato indistintamente la popolazione causando 10 mila morti e menzionò persino la presenza di una fossa comune. Il messaggio fu lanciato da un certo Sayed Al Shanuka “presunto” rappresentante libico della Corte Penale Internazionale. La notizia è la chiave essenziale per il via alle operazioni. Stranamente però non viene data importanza alla smentita da parte dello stesso Tribunale Internazionale che dichiara proprio Al Shanuka né loro membro o consulente. Dunque se la fonte era sbagliata, prima d’iniziare le ostilità nei confronti della Libia, sarebbe stato legittimo provare l’attendibilità del comunicato. Del resto è ciò che chiedeva lo stesso governo libico: l’invio nel loro Paese di una missione (mai attuata) di verifica Onu. Per quanto riguarda i bombardamenti sulla popolazione, secondo le testimonianze di migranti e di alcuni inviati, sulle città non c’era segno di distruzione e a conferma di questo non fu rilevato nulla neppure dai satelliti russi che monitoravano gli avvenimenti. E la fossa comune? Non era altro che il vecchio cimitero di Sidi Hamed vicino al mare. Dopo queste e altre contraddizioni le manovre sono proseguite comunque e a nulla sono valse le diverse proposte negoziali dell’Unione Africana e di altri governi. Come mai? In Libia (non indebitata con la Banca Mondiale e col Fmi, ma anzi primo azionista di Unicredit) ci sono varie risorse d’ingente quantità di greggio, di gas e d’acqua dolce. Inoltre Gheddafi divenne più scomodo dopo che promosse l’adozione del dinaro d’oro (valuta di proprietà del portatore anziché di banche private) per le transazioni nel mondo arabo. Rovesciare il raìs significava impadronirsi dell’economia libica. Il raggiungimento rapido di ciò poteva attuarsi solo con un intervento militare che chiamare umanitario è ridicolo: le stragi di civili e gli atti di distruzione degli impianti di beni di prima necessità, di certo non tutelano ma annientano i cittadini libici. 

Da SARDEGNA QUOTIDIANO di lunedì 10 ottobre 2011, pag. 4
Autore: Andrea Faedda

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