Periodico politico-economico-sociale a cura di Andrea Faedda
martedì 27 settembre 2011
Il caso Islanda e la tirannia speculatrice
Bandiera islandese - Foto: www.valori.it
Mentre
assistiamo impotenti al disastro economico greco e restiamo perplessi alla
manovra finanziaria del nostro governo, c’è una nazione in Europa che per
risolvere la peggiore crisi di bilancio mai affrontata prima, ha voluto
riappropriarsi dei propri diritti abiurando il vecchio sistema monetario che
l’aveva messa in ginocchio. Questa nazione è l’Islanda. Il paese nordico, adottando
15 anni fa il modello economico neoliberista, ottenne rapidamente un’intensa crescita,
la quale però si sarebbe trasformata in poco tempo in un’autentica catastrofe.
Nel 2003 tutte le banche islandesi erano state privatizzate e attirarono grossi
capitali stranieri applicando bassi costi di gestione e alti tassi d’interesse.
Ciò fece aumentare gli investimenti ma anche il debito verso i risparmiatori
esteri. Il culmine venne raggiunto nel 2008 al punto che l’Islanda venne dichiarata
in bancarotta. Il governo socialdemocratico chiese aiuto al FMI ma il prestito
accordato non fece diminuire il malcontento della popolazione, la quale all’inizio
del 2009 portò le autorità alle dimissioni. Ad aprile, il nuovo governo di
sinistra per uscire dalla crisi, accettò la proposta dell’UE e del FMI di
“spalmare” il debito su tutta la cittadinanza, ma in seguito ad altre numerose
proteste questa legge non venne ratificata. Dalla parte del popolo si affermò
che non era giusto far pagare ad esso gli errori dei banchieri, finanzieri e
politici corrotti. Nonostante le minacce dall’estero di ritorsioni economiche,
a marzo 2010, venne indetto un referendum che permise alla gente di esprimersi
e fu vinto da chi sosteneva che il debito non doveva essere pagato dai
cittadini. Inoltre il governo, indagando su chi avesse portato il paese al
crollo finanziario, non solo emise mandati d’arresto per banchieri e politici responsabili,
ma creò una nuova costituzione che levava il paese dalle mani degli speculatori.
L’Islanda si sta riprendendo dalla crisi senza nessun nuovo indebitamento con
la BCE e col FMI, senza nessuna svendita delle aziende private e del patrimonio
demaniale, ma bensì con la riappropriazione dei cittadini del loro diritto alla
sovranità monetaria. Oggi per la risoluzione di un caso simile ci propongono
esattamente il contrario (vedi la Grecia o l’Italia). Invece, proprio seguendo
l’esempio islandese, è necessario che un popolo per prosperare e per essere
davvero libero deve affrancarsi dal giogo del signoraggio bancario che fa soltanto
la fortuna di pochi parassiti.
Da SARDEGNA QUOTIDIANO di martedì 27 settembre 2011, pag. 5 Autore: Andrea Faedda
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