Mentre
assistiamo impotenti al disastro economico greco e restiamo perplessi alla
manovra finanziaria del nostro governo, c’è una nazione in Europa che per
risolvere la peggiore crisi di bilancio mai affrontata prima, ha voluto
riappropriarsi dei propri diritti abiurando il vecchio sistema monetario che
l’aveva messa in ginocchio. Questa nazione è l’Islanda. Il paese nordico, adottando
15 anni fa il modello economico neoliberista, ottenne rapidamente un’intensa crescita,
la quale però si sarebbe trasformata in poco tempo in un’autentica catastrofe.
Nel 2003 tutte le banche islandesi erano state privatizzate e attirarono grossi
capitali stranieri applicando bassi costi di gestione e alti tassi d’interesse.
Ciò fece aumentare gli investimenti ma anche il debito verso i risparmiatori
esteri. Il culmine venne raggiunto nel 2008 al punto che l’Islanda venne dichiarata
in bancarotta. Il governo socialdemocratico chiese aiuto al FMI ma il prestito
accordato non fece diminuire il malcontento della popolazione, la quale all’inizio
del 2009 portò le autorità alle dimissioni. Ad aprile, il nuovo governo di
sinistra per uscire dalla crisi, accettò la proposta dell’UE e del FMI di
“spalmare” il debito su tutta la cittadinanza, ma in seguito ad altre numerose
proteste questa legge non venne ratificata. Dalla parte del popolo si affermò
che non era giusto far pagare ad esso gli errori dei banchieri, finanzieri e
politici corrotti. Nonostante le minacce dall’estero di ritorsioni economiche,
a marzo 2010, venne indetto un referendum che permise alla gente di esprimersi
e fu vinto da chi sosteneva che il debito non doveva essere pagato dai
cittadini. Inoltre il governo, indagando su chi avesse portato il paese al
crollo finanziario, non solo emise mandati d’arresto per banchieri e politici responsabili,
ma creò una nuova costituzione che levava il paese dalle mani degli speculatori.
L’Islanda si sta riprendendo dalla crisi senza nessun nuovo indebitamento con
la BCE e col FMI, senza nessuna svendita delle aziende private e del patrimonio
demaniale, ma bensì con la riappropriazione dei cittadini del loro diritto alla
sovranità monetaria. Oggi per la risoluzione di un caso simile ci propongono
esattamente il contrario (vedi la Grecia o l’Italia). Invece, proprio seguendo
l’esempio islandese, è necessario che un popolo per prosperare e per essere
davvero libero deve affrancarsi dal giogo del signoraggio bancario che fa soltanto
la fortuna di pochi parassiti.
Da SARDEGNA QUOTIDIANO di martedì 27 settembre 2011, pag. 5 Autore: Andrea Faedda
In
questi giorni ancora bianche scie solcano il cielo di Cagliari e di sicuro non
sono scie di condensazione perché queste ultime sono ben altra cosa. Essendo
fenomeni naturali infatti, rispondono a particolari leggi fisiche: vapore
acqueo e gas combusti che fuoriescono dai motori degli aerei (oltre gli 8mila
metri con umidità relativa al 70%) venendo a contatto con l’aria fredda
dell’atmosfera (sotto i - 40°), creano
piccoli cristalli di ghiaccio che evaporano quasi subito. Le scie che vediamo
ultimamente invece e che si sono manifestate da oltre 10 anni (non solo a
Cagliari ma dappertutto), sono assolutamente diverse: sono lunghe, si espandono
e sono molto persistenti rimanendo in aria anche per ore. A volte si contano
decine di scie e ci son giorni che esse formano veri e propri reticolati col
passaggio degli aerei, anche in spazi vietati e fuori dalle rotte di linea e
commerciali. Che tipo di scie sono, dunque? Possono avere effetti sulla nostra
salute e sull’ambiente? Qual è la loro composizione? E quali aerei le emettono?
Se fossero aerei militari è plausibile che facciano esercitazioni sopra i
centri abitati? Dal 1999 ad oggi, diverse interrogazioni di alcuni politici ai
loro governi ed anche al Parlamento Europeo non hanno avuto risposte
esaurienti. Senza dubbio i vantaggi all’impiego delle scie possono essere
diversi e collegabili a vari campi: si parla di migliaia di voli al giorno
ovunque, per cui, dal forte costo di essi deve pur derivare un lauto guadagno.
Chi ci sia dietro tutto questo finora non si sa. Il mistero genera sospetti e
preoccupazioni. Scienziati e ricercatori affermano che nelle zone di tutto il
mondo sottostanti lo spazio aereo in cui le scie si sono manifestate, i
campioni del terreno e dell’acqua analizzati, contenevano alti indici fuori
dalla norma di allumino, bario e altri metalli, la cui persistenza è un danno
alla salute umana e all’ecosistema. Ad ogni modo, l’esatta composizione delle
scie non è ancora definitiva ma dai dati raccolti si è scartata assolutamente
la tesi delle scie di condensazione, accreditando invece quella delle scie
chimiche. Rimane ancor più oscuro il loro esatto scopo. Si pensa che servano
per agevolare le colture Ogm, che rientrino nei piani Haarp e Blu Beam e che
possano far parte di un esperimento per manipolare il clima (per quanto
riguarda l’Italia, nel 2002 il nostro governo,si è impegnato con gli Usa in un progetto di cooperazione su scienza e
tecnologia dei cambiamenti climatici).
Da SARDEGNA QUOTIDIANO di lunedì 20 settembre 2011, pag. 4 Autore: Andrea Faedda